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L’avventura siriana del presidente Morsi

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GIUGNO 27, 2013

Gli egittologi ci dicono che il faraone Amenhotep II, figlio del grande Thutmosis III, fu costretto a spegnere una ribellione ai confini dell’attuale Siria. Schiacciata la rivolta, tornò trionfalmente con migliaia di prigionieri, tra cui sette principi siriani che personalmente giustiziò con la propria ascia. Ne appese i corpi sulla prua della sua nave portandoli a Tebe (oggi Luxor), dove sei di loro furono esposti sulle mura del tempio di Karnak. Il corpo del settimo sfortunato fu trascinato in Nubia dove subì la stessa atrocità dei suoi connazionali “per servire da esempio ai principi etiopi insegnandogli a rispettare l’autorità del padrone” [1].
Molti secoli dopo, il presidente Morsi si trova in una situazione simile. Avrebbe voluto fare una campagna punitiva contro il Presidente Bashar, riportando i suoi resti e quelli di alcuni suoi parenti in modo da esporli come trofei di guerra in piazza Tahrir. Seguendo le anse del mitico fiume, avrebbe poi fatto il giro del Paese, a sud, portando con sé i resti del presidente siriano attraversando le frontiere e raggiungendo le lontane rive dell’etiope lago Tana, dove il Nilo Azzurro nasce, per dimostrare chi è il vero padrone delle acque del Nilo. Ma Amenhotep non ha voluto. Il presidente Morsi eccelle in gesticolazioni che in temerarietà.

Fin dalla sua elezione, ha cercato di sostenere pienamente gli insorti siriani sperando di avere la “testa” del Presidente Bashar che avrebbe voluto “incastonare” sul suo scarno bilancio presidenziale e, di conseguenza, sollazzare i suoi benefattori, i Fratelli musulmani, da cui proviene, e gli islamisti egiziani di ogni sensibilità. D’altra parte, cerca di mostrare i suoi “artigli” da “cattivo” all’Etiopia, che vuole la sua parte delle acque del Nilo, ignorando i vecchi trattati che ritiene obsoleti. A tale proposito, il discorso esplicitamente bellicoso del presidente egiziano e dei suoi sostenitori islamisti non sorprende solo perché sono  dirigenti di un Paese delle dimensioni dell’Egitto, ma anche perché difficilmente si addice alle regole di una diplomazia elementarmente responsabile ed efficace.

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Infatti, Morsi non ha nulla a che fare con Amenhotep, a giudicare dal gran numero di errori politici che ha commesso durante il suo primo anno di governo, tanto che alcuni giornalisti si sono domandati “delle sue capacità di ‘statista’”.[2] E questo senza contare le sue azioni agli antipodi della correttezza nelle visite ufficiali [3], o altri aspetti personali ancora più fastidiosi per l’etichetta e l’aura presidenziali, anche se di un Paese come l’Egitto [4].
E’ importante notare, d’altra parte, che tra i Paesi della regione che attivamente aiutano la ribellione siriana e che hanno come opzione politica l’annientamento del Presidente Bashar, la stampa internazionale è solita parlare di Qatar, Arabia Saudita e Turchia. Assai raramente l’Egitto viene menzionato, mentre le posizioni dei suoi leader islamisti post-primavera “sono  intransigenti quanto quelli dei Paesi citati, se non di più”. Come gli “Undici di Atene” che erano allo stesso tempo poliziotti e magistrati della città greca, undici Paesi si sono incontrati a Doha, il 21 giugno 2013, per “coordinare i ribelli siriani” [5]. Oltre ai cinque Paesi occidentali del G8 (Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania, Italia), erano presenti: Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Giordania,  Emirati Arabi Uniti e, naturalmente, Egitto. Secondo le fonti, solo Germania e Italia non erano d’accordo sull’assistenza militare ai ribelli siriani. [6]
Pochi giorni prima della riunione dei ‘veri’ amici della Siria (gli amici “tout court” erano molto più numerosi nelle riunioni precedenti), il presidente Morsi annunciava di rompere “finalmente” le relazioni diplomatiche del suo Paese con la Siria e “ha esortato la comunità internazionale ad istituire una no-fly zone sulla Siria per aiutare i ribelli contro le forze governative“. [7] Ricordiamo a questo proposito che anche l’amministrazione Obama ha respinto l’idea, giudicandola inadeguata rispetto alla situazione in Siria. [8] Questa decisione, presa il 15 giugno 2013 da Morsi, al Cairo Stadium, davanti ad un pubblico islamico conquistato alla causa, in realtà è una pietra miliare della sua politica di pieno sostegno all’opposizione siriana.
Il presidente egiziano non ha mai cambiato rotta dopo la sua nomina alla presidenza. Iniziando dal suo discorso inaugurale, il 30 giugno 2012 presso l’Università di Cairo, subito dopo il giuramento da primo presidente eletto dell’Egitto. Aveva dichiarato: “Sosteniamo il popolo siriano. Vogliamo che il bagno di sangue sia fermato“. [9] Per “popolo siriano” intendeva “ribellione siriana” e la storia ci ha dimostrato che, da allora, il sangue siriano purtroppo non è mai stato così tanto profuso. E i numeri parlano chiaro a tal proposito: da agosto 2012 (poche settimane dopo il discorso inaugurale di Morsi) ad oggi, il numero delle vittime siriane è passato da 25000 [10] a 93000 e il numero dei rifugiati da 200000 a più di 1,6 milioni. [11] Poiché in questo tipo di conflitto i civili sono i più colpiti, va da sé che la politica estera del presidente “fraterno” è almeno così catastrofica quanto quella che sostiene nel suo Paese. In un anno, Morsi è riuscito a creare un clima di diffusa insoddisfazione popolare come testimoniano i milioni di firme della petizione per la sua dipartita. [12]
Volendo prendere la leadership controllando la ribellione siriana, Morsi e la sua amministrazione hanno favorito, a Cairo, il Consiglio per la rivoluzione siriana (CRS), un nuovo gruppo di opposizione composto da dissidenti siriani. Creato appena un mese dopo la nomina del presidente egiziano, il CRS doveva essere un’alternativa al Consiglio nazionale siriano (CNS) che affrontava in quel momento le divisioni nell’opposizione siriana [13]. e formare un governo in esilio a Cairo. [14] Fortemente criticata dall’Esercito libero siriano (ELS), l’iniziativa non ebbe l’effetto desiderato ed i piani segreti di Morsi non superarono la fase embrionale. Morsi strumentalizzò anche i forum internazionali per esporre la sua “politica siriana”. Così, al 16° vertice dei Paesi non allineati, tenutosi a Teheran alla fine di agosto 2012, creò un incidente diplomatico denunciando il “regime oppressivo” dei rappresentanti siriani davanti le 110 delegazioni che partecipavano a quell’evento. Irritata dalle osservazioni di Morsi, la delegazione siriana lasciò il vertice. [15]
Solo pochi giorni dopo quell’incidente, l’amministrazione dell’operatore parastatale satellitare egiziano Nilesat decise di sospendere le trasmissioni della TV di Stato siriana, ufficialmente su richiesta della Lega Araba [16]. Tuttavia, questa punizione rapida e grave non poté essere eseguita senza l’approvazione e il giubilo del governo egiziano. A questo proposito, dobbiamo riconoscere che gli islamisti egiziani in generale, e la Fratellanza musulmana in particolare, hanno la memoria corta. Nel 2008, sotto il “regno” di Mubaraq, la stazione della TV satellitare al-Hiwar (Molti) vicina alla fratellanza fu anch’essa interdetta da Nilesat. [17] Questa misura fu presa dalle più alte autorità del governo dell’epoca, perché la rete risultava essere assai critica verso di esse. Questo coincise anche con la dichiarazione di Jamal Mubaraq (figlio dell’ex presidente), in cui descriveva certe reti come “faziosi che cercano di minare l’Egitto” [18]. E qual è stata la reazione dei Fratelli musulmani? Sul loro sito web si può ancora leggere: “Il divieto del canale al-Hiwar su Nilesat contraddice tutti i valori e gli standard professionali” [19]. Non potremmo usare le stesse parole per i canali siriani? Soprattutto se si tiene in considerazione l’ubiquità dei dissidenti siriani sulle reti TV egiziane e l’oscuramento totale delle informazioni fornite dal governo siriano.
Dopo il processo alquanto pericoloso della creazione del CRS, l’Egitto partecipò alla conferenza di Doha nel novembre 2012. Questo incontro fu il forcipe per la nascita della “Coalizione Nazionale dell’opposizione siriana”, volta a integrare le diverse fazioni dell’opposizione siriana in una organizzazione molto più inclusiva del CNS. Anche se molto riservato verso questa nuova entità [20] l’Egitto s’impegnò ad offrire ospitalità e ad accoglierne il quartier generale a Cairo. [21] Rimanendo sempre in prima linea sulla questione siriana. Intervistato dalla CNN nel gennaio 2013, Morsi accusò Bashar di crimini di guerra contro il suo popolo. [22] Devo ricordarvi che questo è lo stesso presidente egiziano che, pochi mesi prima, inviò amorevoli lettere al presidente israeliano Shimon Peres, definendolo “grande e caro amico” e “buon amico” [23], dopo tutto i massacri perpetrati dallo Stato ebraico contro i palestinesi? E fu lo stesso Morsi che disse che “gli ebrei sono sanguisughe, discendenti di maiali e scimmie” nel 2010, quando non era al vertice del Paese [24]?
Nonostante il peggioramento inesorabile della situazione economica e finanziaria dell’Egitto [25] Morsi e il suo governo si sono impegnati ad aiutare finanziariamente la rivolta siriana [26] in occasione della recente riunione degli “undici”. Questa strategia è stata fortemente criticata in Egitto. Alcuni sono convinti che Morsi utilizzi il dramma siriano per distogliere l’attenzione dai complessi problemi economici, mentre altri pensano che si tratti di una vera e propria dichiarazione di guerra. [27] Accusando la politica siriana di Morsi, il giornalista egiziano Mustafa Baqri ha detto che “questa posizione, che riflette la posizione della presidenza, è un’ammissione esplicita che i leader egiziani al potere sono coinvolti nella guerra contro la Siria e che sostengono ufficialmente l’invio e il sostegno dei combattenti, fornendo garanzie di non perseguirne nessuno al rientro nel Paese“. [28] Da parte sua, il Movimento 6 aprile, che guidò le proteste anti-Mubaraq, ha dichiarato che la rottura delle relazioni con la Siria è un segno di mancanza di visione politica del presidente, “mentre la situazione in Siria è complicata e richiede soprattutto una decisione che ponga fine allo spargimento di sangue”. [29]
Certo, la politica seguita da Morsi e dal suo governo non è in alcun modo guidata dagli interessi dell’Egitto, ma piuttosto da quelli dei Fratelli musulmani. I rapporti ideologici con i ribelli sunniti siriani, la loro sete di vendetta per le atrocità commesse dal padre di Assad contro la Fratellanza musulmana siriana, le loro relazioni con il Qatar, grande “finanziatore” dei movimenti islamisti, il loro rapporto “fraterno” con lo sceicco Yusif al-Qaradawi, fautore difatwa per la jihad in Siria e predicatore-soubrette dell’emirato del Qatar e, infine, il loro desiderio di compiacere ad ogni costo il governo degli Stati Uniti pur di rimanere al potere, sono le linee principali che ne spiegano la strategia sulla questione siriana. Ma dov’è allora questa volontà di porre fine allo spargimento di sangue siriano? E chi si ricorda del periodo del Presidente Nasser, considerato dai Fratelli musulmani uno dei loro peggiori nemici, quando l’Egitto e la Siria furono un solo Paese?
Nel campo della politica interna, è lo stesso. Morsi e il suo governo sono prima di tutto degli accoliti della Confraternita e il loro desiderio di “fraternizzare” la vita politica del Paese li ha portati a fare nomine controverse. Dei 27 governatorati egiziani, dieci sono attualmente guidati dai Fratelli musulmani. [30] A Luxor, Tebe, il mitico gioiello del turismo egiziano, Mohamed Adel al-Qayat, ex leader del gruppo islamico radicale Jamaa al-Islamiya, è stato nominato governatore. Nel 1997, l’organizzazione terroristica rivendicò la responsabilità per l’attentato a Luxor. Risultato: 62 persone (58 turisti e quattro egiziani) uccisi, alcuni finiti stati brutalmente con dei coltelli.  L’enorme clamore suscitato da questa nomina ha costretto il governatore appena nominato (ed ex terrorista) a rassegnare le dimissioni. [31]
Attualmente, l’opposizione egiziana sembra galvanizzarsi per il grande evento che vuole organizzare il 30 Giugno 2013, per chiedere le dimissioni del presidente Morsi ed elezioni anticipate. Inizialmente preso alla leggera dalla fratellanza, questo evento, previsto esattamente ad un anno dalla presidenza di Morsi, ha iniziato a preoccuparla seriamente. Riuscirà a resistere a questo sconcertante colpo finale?
Prodotta dal leggendario senso dell’umorismo egiziano, una battuta dell’opposizione circola sulla rete dopo la controversa decisione del presidente Morsi: “Congratulazioni al popolo siriano! Morsi ha rotto le relazioni diplomatiche con voi. Speriamo che il 30 giugno, le rompa anche con noi!” In questo caso, e non riuscendo a sembrare come Amenhotep II, Morsi segue le orme di Mentuhotep VII, il cui regno durò solo un anno. Nonostante questo, si legge sulla sua stele, al tempio di Karnak: “Io sono il re di Tebe” [32].

Riferimenti
1. Gaston Maspero, “Storia antica dei popoli d’Oriente“, Hachette, Paris, (1876)
2. Aliaa al-Korachi, “Crisi politica: Il comportamento problematico di Morsi“, al-Ahram Weekly, 12 dicembre 2012
3. Blottr, “Il presidente egiziano ripreso mentre si manipola in diretta tv [VIDEO]“, 27 settembre 2012
4. Rania Massoud, “Morsi, Sharia e sapone“, L’Orient-Lejour 24 aprile 2013
5. AFP, “Siria: Sabato 11 paesi a Doha per coordinare gli aiuti ai ribelli“, Le Nouvel Observateur, 21 giugno 2013
6. AFP, “Gli “Amici della Siria” rafforzeranno il sostegno per l’opposizione“, Libération, 22 giugno 2013
7. Alessandro Buccianti, “Morsi rompe i rapporti diplomatici tra l’Egitto e la Siria“, RFI 16 giugno 2013
8. AFP e Reuters, “Washington respinge l’idea di una no-fly zone sulla Siria“, Le Monde, 15 giugno 2013
9. AFP, “L’Egitto sostiene il popolo siriano, vogliamo fermare lo spargimento di sangue (Morsi)“, L’Orient-Lejour 30 giugno 2013
10. AFP, “L’opposizione siriana rivendica la strage a Daraya“, La Presse, 26 agosto 2012
11. AFP, “Angelina Jolie chiede aiuti per i profughi siriani“, La Presse, 19 giugno 2013
12. AFP, “Egitto. Morsi invita al dialogo“, Le Nouvel Observateur, 22 giugno 2013
13. Reuters, “Egitto: Un nuovo gruppo di opposizione siriano creato a Cairo“, 20 Minutes, 31 luglio 2012
14. RTBF, “Siria: sarà formata un governo in esilio a Cairo“, 31 luglio 2012
15. AFP, “Summit dei Paesi non allineati: primo incidente diplomatico tra l’Egitto e la Siria“, Le Monde, 30 agosto 2012
16. AFP, “Nilesat sospende le trasmissioni dei canali satellitari siriani“, Huffington Post Quebec, 5 settembre 2012
17. The global Muslim Brotherhood, “Il Canale TV dei Fratelli musulmani inglesi sospeso“, 27 aprile 2008
18. Reporter senza frontiere, “Sospesa le trasmissioni del canale televisivo al-Hiwar sul satellite Nilesat“, 3 aprile 2008
19. Ikhwanweb, “Il governo egiziano vieta il canale al-Hiwar su Nile Sat“, 4 aprile 2008
20. Dedefensa “I torbidi retroscena dell’accordo di Doha“, 14 novembre 2012
21. Reuters, “L’opposizione siriana a Cairo“, 19 novembre 2012
22. CNN, “Morsi appoggia i siriani che invocano il processo per crimini di guerra di al-Assad“, 7 gennaio 2013
23. May al-Maghrabi e Noha Ayman, “Morsi gioca alla realpolitik“, al-Ahram Weekly, 24 ottobre 2012
24. Roger Astier, “Video: Morsi: “Gli ebrei sono sanguisughe, discendenti di maiali e scimmie“, JSSNews, 5 gennaio 2013
25. Direzione Generale del Tesoro francese, “Situazione finanziaria ed economica in Egitto“, 4 giugno 2013
26. Manar Mohsen, “L’Egitto aiuta i ribelli siriani”, Daily News Egypt, 15 giugno 2013
27. La Voce della Russia, “Egitto-Siria: rottura delle relazioni“, 16 giugno 2013
28. Karim Shaaban, “Mostafa Baqri: Morsi supporta le operazioni terroristiche in Siria“, al-Fagr, 14 giugno 2013
29. Sybille De Larocque, “La strategia siriana del presidente Morsi fortemente criticato n Egitto“, JOL Press, 18 giugno 2013
30. The Big Story “L’Egitto nomina 17 governatori, tra cui 8 islamisti“, 16 giugno 2013
31. AFP, “Egitto: il controverso nuovo governatore di Luxor si dimette“, Le Monde, 23 giugno 2013
32. Ryholt Kim, “La situazione politica in Egitto durante il Secondo Periodo Intermedio c.1800-1550 a.c.”, Tusculanum Museum Press, (1997), p.160.

 

Ahmed BensaadaReporter, 25 giugno 2013

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


 

Version  française de l'article

 


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